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sabato 5 marzo 2011

La giustizia è una cosa seria

"Minare il principio di autorità del potere giudiziario, la terza gamba indispensabile per reggere un tavolo che su due soltanto, il Governo e il Parlamento, non si reggerebbe, significa danneggiare tutti[...] La giustizia è il ramo sul quale sta seduta una società, segarlo non conviene alla società nel suo insieme[...] Distruggere la sacralità della procedura, delle persone che la rappresentano, delle decisioni che ne vengono[...] diseduca una nazione." Dalla prefazione di Vittorio Zucconi

Dopo poco più che un anno dalla pubblicazione de La Malapianta (Nicola Gratteri - Antonio Nicaso, Mondadori, ed. Strade Blu, 2010), Nicola Gratteri, procuratore aggiunto presso la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, e Antonio Nicaso, studioso tra i massimi esperti mondiali di 'ndrangheta, hanno messo per iscritto e pubblicato una nuova conversazione-intervista molto interessante, La giustizia è una cosa seria. Mentre con La Malapianta si è cercato di raccontare e denunciare la mafia più forte del mondo attraverso la lotta portata avanti da Nicola Gratteri, con questa nuova pubblicazione l'attenzione (che anche qui, come nella precedente, vuole essere denuncia) viene portata sul sistema giudiziario italiano: non a caso il libro, dopo la bella prefazione, piena di attualissime riflessioni, di Vittorio Zucconi, si apre con il capitolo La giustizia.
Non essendo persona a cui piace divagare, alle domande di Nicaso Gratteri risponde andando subito al nocciolo della questione, spiegando sin da subito le misure da adottate per migliorare l'apparato normativo e per modernizzare l'aspetto burocratico della giustizia, che ne rallenta il corso e ne aumenta il costo per i cittadini. Ciò che maggiormente gli preme spiegare, tra le varie possibili misure adottabili contro le mafie, è che se non si rende sconveniente (principalmente aumentando le pene) far parte di un'organizzazione criminale, la guerra è persa in partenza.
Andando oltre, sono i temi dell'attualità politico-giudiziaria ad essere discussi: dal Processo breve al taglio del numero dei tribunali, dal Lodo Alfano allo scontro tra poteri dello Stato, fino alla Legge bavaglio e all'importanza delle intercettazioni. Sono temi che riempiono le pagine dei nostri quotidiani da mesi ormai e, grazie a questo nuovo libro, possiamo conoscere il punto di vista di una persona informata e competente, alla quale non è possibile dare un'etichetta, dipingerla di destra o di sinistra e relativizzarne, quindi, le conclusioni. Nicola Gratteri, come ognuno di noi deve fare, mette l'interesse generale al primo posto, mentre la 'ndrangheta non fa che il suo interesse, perciò va combattuta: chi meglio di lui può dire come? Ecco la necessità di questo libro: perché si discute di diversi provvedimenti per riformare la giustizia senza mai parlare di aggiornare e migliorare la legislazione antimafia? Si parla di altro, quasi fosse l'ultimo dei problemi. Lo sfogo di Gratteri è tanto crudo e sincero quanto desolante:"Non ho perso la voglia di combattere, in un paese che sembra temere i cento disperati che sbarcano a nuoto a Lampedusa più dei numerosi mafiosi, 'ndranghetisti che, in alcuni casi, hanno rapporti con la politica oppure gestiscono affari dalle tante poltrone degli enti territoriali."
Oltre a denunciare questo stato di cose, l'intervista prosegue parlando di 'ndrangheta: ecco quindi il secondo capitolo, Cupole e sangue, dove l'attenzione si focaliza sul rapporto tra chiesa e mafie, sacralità e violenza. Non sono poche le riflessioni che questo capitolo invita a fare, prima tra tutte la possibilità di negare i sacramenti e scomunicare i malavitosi: potrebbe mutare la natura di queste associazioni criminali? E' possibile, sarebbe, a detta di Gratteri, un bel passo avanti.
Dopo l'analisi del nesso sacralità-violenza, che regge anche la 'ndrangheta, la discussione si incentra sulle cause della sua ricchezza e potenza: in una parola, la droga. Vengono messi in rilievo (capitolo 3, La droga) i numeri del traffico di cocaina ed eroina, i legami con la Colombia, con i cartelli messicani e quindi l'enorme quantità di denaro che se ne ricava. Denaro che viene investito principalmente nel nord Italia ed in Europa (capitolo 4, Da Rosarno a Milano). La discussione cerca di contestualizzare il problema mafioso nella situazione di crisi economica e rende palese come un'infinita liquidità di denaro renda in nord Italia economicamente succube delle mafie. Di conseguenza, sul piano politico (capitolo 5, Il potere) la forza economica delle mafie esercita una grande influenza in tutte le regioni, dalla Liguria al Veneto: Gratteri fa notare come, nonostante il raggio d'azione della 'ndrangheta si sia ampliato, la testa rimanga ancorata alle radici calabresi del fenomeno, nello specifico aspromontane.
A chiudere il libro è il capitolo dal titolo La speranza. Non potrebbe essere più corretto concludere con la speranza di vedere molti cittadini consapevoli dei propri diritti, invece di prenderli come fossero favori concessi loro; con la speranza che la scuola aiuti a sviluppare un senso critico, a ragionare, dato che le mafie si nutrono dell'ignoranza altrui; con la speranza di una maggiore coesione tra i poteri dello Stato che, se unito, combatterà meglio ogni associazione criminale.
Il grande vantaggio della 'ndrangheta è che ha saputo far parlare poco di sè, perchè sa che i riflettori ne comprometterebbero gli affari e, quindi, il futuro. Sulla mafia siciliana e sulla camorra si sono fatti film e libri di successo, sono state messe al centro dell'attenzione mediatica e, perciò, indebolite.
La 'ndrangheta, se lasciata sola nel silenzio delle proprie attività, non verrà mai e poi mai marginalizzata, anzi. Questa è in sintesi la speranza di Gratteri: che la politica fornisca i mezzi adatti a migliorare la risposta dello Stato alle mafie e che la società civile ne parli. Questa conversazione-intervista è un'ottimo punto di partenza per parlarne.

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