Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure... art.21 della Costituzione Italiana

sabato 26 febbraio 2011

Vicenda Wikileaks e futuro del giornalismo

Nota introduttiva: quanto segue non è che la mia traduzione di una esemplare sintesi giornalistica fatta da Joseba Elola, giornalista de El Paìs, di un dibattito sull'impatto delle rivelazioni di Wikileaks ed il futuro del giornalismo, tenutosi a Madrid, al Museo Reina Sofia, mercoledì 23 febbraio 2011, tra i direttori delle cinque testate giornalistiche che hanno diffuso i documenti segreti del Dipartimento di Stato statunitense, ovvero: Javier Moreno, El Paìs; Bill Keller, The New York Times; Sylvie Kauffmann, Le Monde; Alan Rusbridger, The Guardian; George Mascolo, Der Spiegel. ( articolo originale - video del dibattito)

La trasparenza non può essere totale. I mezzi di comunicazione devono intervenire nella scelta di ciò che va pubblicato per non mettere in rischio, tra le altre cose, vite umane. Questo è uno dei punti sui quali hanno convenuto ieri (23/02, ndr) i cinque direttori della coalizione informativa costituitasi all'inizio della pubblicazione dei files del Dipartimento di Stato statunitense. Quella di ieri è stata una serata di gran dibattito riguardo tutto quello che ha comportato la pubblicazione dei cables di Wikileaks, con un auditorium affollato di giovani che sembrano aver ripreso il loro interesse per i cosiddetti mezzi di comunicazione tradizionali.
Ad aprire il dibattito Javier Moreno, direttore de El Paìs, dicendo senza giri di parole: "Le rivelazioni di Wikileaks sono il più grande avvenimento giornalistico degli ultimi anni". Alla domanda se siamo, o meno, entrati in una nuova era, Bill Keller, direttore del The New York Times, ha risposto che “Wikileaks non ha inventato una nuova era nel giornalismo; è invece più un sintomo di quello che sta avvenendo in rete negli ultimi anni”. Sylvie Kauffmann, direttrice della redazione di Le Monde, per illustrare l'importanza che ha avuto la circolazione delle notizie ha raccontato una storia: era una giovane studente a Bilbao quando la Spagna affrontava i suoi primi passi per uscire dalla lunga dittatura franchista. Vide in quei giorni la nascita di un nuovo giornale, El Paìs: “Mi resi conto dell'enorme ruolo che svolge la stampa in una democrazia: fu allora che decisi di voler diventare giornalista”. Secondo la Kauffmann, l'apparizione di Wikileaks è un nuovo esempio di quel vincolo cruciale tra stampa e democrazia:” Il cablegate non ha mutato le fondamenta del giornalismo, ma ha contribuito molto al nostro sforzo per una maggiore trasparenza”.
La trasparenza è stata, di fatto, uno dei punti chiave del dibattito. Moreno(EP) ha ricordato le pressioni che El Paìs ha ricevuto in Spagna perchè si pubblicassero tutti i cables nella loro integrità. Qualcosa di molto differente da quello che invece è capitato a Bill Keller (TNYT), al quale l'opinione pubblica chiedeva risposte sul perchè venissero rese pubbliche informazioni di carattere segreto. Alan Rusbridger (The Guardian), mediando tra le due situazioni, ha affermato che non si possono mettere in pericolo le vite di persone completamente innocenti. Inoltre ha ricordato un episodio nel quale le cinque testate giornalistiche hanno dovuto mettere in gioco la propria indipendenza nello scontro con l'amministrazione statunitense: le autorità non volevano si pubblicassero determinate informazioni riguardo lo Yemen, perché sostenevano che mettessero in pericolo un alleato nella lotta al terrorismo. Il The New York Times fu incaricato di informarsi, su questo tema, dell'opinione del Governo Obama, un procedimento abituale quando un quotidiano è intenzionato a pubblicare informazioni di carattere confidenziale. “Consultammo la Casa Bianca e prendemmo le nostre decisioni”, ha spiegato Bill Keller (TNYT). I problemi dell'Amministrazione statunitense non furono tenuti in considerazione. A questo Rusbidger (TG) ha aggiunto: “Prendemmo molto seriamente in considerazione quello che ci dissero: pubblicammo comunque. Credo che il tempo ha rivelato la correttezza della scelta”. In Francia il rifiuto iniziale alla pubblicazione dei files svanì dopo la prima settimana. In Germania la migliore reazione fu, a detta di Georg Mascolo, direttore di Der Spiegel, quella dell'ambasciatore statunitense a Berlino: disse che era molto furioso, ma non con i mezzi di comunicazione, bensì con Wikileaks e con gli USA per non aver ben protetto il materiale.
Si è spesso toccato l'argomento Julian Assange: i direttori sono stati d'accordo nell'affermare che sarebbe grave che le autorità statunitensi perseguitassero il fondatore di Wikileaks per aver diffuso segreti ufficiali. “Con quello che sta succedendo nel mondo – riferendosi al clamore per la libertà d'espressione che si sta vivendo in buona parte del mondo arabo – come potrebbero occuparsi di processare Assange?” ha concluso Rusbridger (TG).
Il confronto si è concluso con un'analisi sul futuro del giornalismo. “C'è futuro,” ha affermato Keller (TNYT), “l'unica industria che chiude quotidiani è l'industria giornalistica (ironico); il futuro è online!”. Kauffmann (LM) ha specificato: “C'è futuro per il giornalismo, per la carta stampata è un altro discorso”. L'intervento di Mascolo (DS) ha ottenuto l'ovazione dell'affollato auditorium: dopo aver detto che Der Spiegel on line è gratis e che per una copia cartacea si spendono quattro euro si è chiesto per quale motivo debbano guadagnare meno di quello che vale un caffèllatte macchiato da Starbucks: “Mandare giornalisti per il mondo è costoso. La nostra rivista lo è poco: perché si abbia un'eccellente giornalismo è necessario che la gente paghi”, chiudendo alla possibilità di fare un buon giornalismo gratis. In chiusura, Alan Rusbridger (TG) ha fatto una convinta difesa a favore della gratuità dei mezzi di comunicazione in rete: “Più gente ti legge, più potere e influenza eserciti. Quanto più stai nel cuore del nuovo ecosistema, più influenza avrai nel mondo. Spero che questo punto di vista ispiri i giovani giornalisti”.

Nota conclusiva: seguo spesso la stampa straniera e mi sono ritrovato a seguire questo dibattito quasi per caso. Data l'importanza di tale evento ero ben convinto che la stampa italiana, nonostante tutte le notizie dal mondo arabo e dai temi di politica interna, trovasse un piccolo spazio da dedicare ad un dibattito così interessante. Così non è stato, almeno per quanto ho avuto modo di controllare nelle varie testate giornalistiche. Credo sia fondamentale per coloro che si interessano di giornalismo conoscere i punti di questo dibattito, è in questo senso che spero di aver fatto cosa utile pubblicizzandolo.

0 commenti: