
“La struttura e l’evoluzione di Cosa Nostra siciliana è venuta alla luce attraverso anni di indagini e studi, da quanto è emerso dai maxiprocessi degli anni Ottanta e dalle rivelazioni di collaboratori e testimoni di giustizia. La Camorra napoletana è balzata alla notorietà grazie a best seller e cinematografia. Ma attorno alla ‘ndrangheta calabrese c’è sempre stata una fitta coltre di nebbia che ha senza dubbio aiutato questa organizzazione criminale a divenire, lontano e al riparo da schermi e rotocalchi, la mafia più potente, un fenomeno che continua a espandersi tra riti di iniziazione pervasi da una simbologia arcaica e potere economico ai massimi sistemi”.
(dalla Prefazione di Stefania Pellegrini, pag. 5)
Proprio l’intenzione di sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica italiana sta alla base di questo libro. Poiché finora la ‘ndrangheta ha suscitato scalpore solo quando ha organizzato ed eseguito omicidi (Fortugno e Duisburg sono solo i più recenti). Ma episodi come questi in un paese senza memoria, quale è l’Italia di oggi, lasciano, a lungo andare, il tempo che trovano. Eventi di tale rilevanza si ricordano, certo, ma è un puro atto di memoria: nessuno si è più chiesto il perché (“warum”, scritto in uno striscione a Duisburg dopo la strage) dell’accaduto, tantomeno il perché del silenzio mediatico che ne è seguito.
Fare luce su certe questioni e riportarle all’attenzione politica e sociale che meritano sono i compiti di cui si è fatto carico Nicola Gratteri, magistrato tra i più esposti alla lotta contro la ‘ndrangheta. Non che nessuno prima non avesse pubblicato libri, inchieste giornalistiche o altri lavori molto importanti sulla ‘ndrangheta, ma il problema è che questi sono sempre stati interesse di una ristretta cerchia di appassionati lettori e sono stati letti senza trarne le giuste conclusioni, senza voler prendere realmente coscienza di cosa sia questo fenomeno criminale, convinti che il problema non sia di interesse generale.
Questo si presenta, quindi, soprattutto come uno strumento di denuncia, ma non solo: raccontato nel rispetto di fonti storiche e documentazioni di atti giudiziari si fa una breve storia dell’origine di questo fenomeno e dei suoi primi passi, della sua affermazione passata e presente. Non intende certo essere esaustivo, ma dare le coordinate e fornire una minima bibliografia (tra le note) per chi fosse intenzionato ad approfondire le sue ricerche sull’argomento.
Nicola Gratteri non è nuovo al tema della ‘ndrangheta, la combatte da vent’anni: perché, quindi, scrivere questo libro proprio adesso? A riprova di quanto detto prima, questo lavoro è una denuncia del fatto che, oggi più che nel passato, lo Stato sta allentando la morsa nella lotta alle mafie. Ma a dirlo stavolta non è un Di Pietro o un De Magistris qualunque, datisi alla politica e quindi etichettati di faziosità, ma un magistrato che da venti anni lavora con umiltà nell’anonimato più sordo dei media nazionali senza essere parte di nessuna corrente all’interno della Magistratura Italiana (Magistratura Democratica o altro che sia…). Le critiche puntuali e tecniche che Nicola Gratteri fa al disegno di legge sulle Intercettazioni devono farci riflettere sull’operato della nostra classe politica, se intende lavorare per il bene nostro o delle mafie.
Questo lavoro vuole quindi accendere un faro per renderci liberi dall’ignoranza di questo fenomeno che si nutre di omertà ed indifferenza. Rappresenta un tentativo di presa di coscienza di fronte al quale siamo tutti responsabili: possiamo ignorare tutto questo per paura o unirci tutti con coraggio, dipende da noi e da quanto siamo disposti a spenderci. Questo è il messaggio che ho tratto dal libro del quale spero di aver fornito una modesta recensione. Vi rimando alla sua lettura.
Freedom Pentimalli
PS: qui vi allego l’ultima intervista relativa al libro da parte di un signore giornalista:
http://www.youtube.com/watch?v=9HdureszhAM
http://www.youtube.com/watch?v=JYcGnh85-bY&feature=related
(dalla Prefazione di Stefania Pellegrini, pag. 5)
Proprio l’intenzione di sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica italiana sta alla base di questo libro. Poiché finora la ‘ndrangheta ha suscitato scalpore solo quando ha organizzato ed eseguito omicidi (Fortugno e Duisburg sono solo i più recenti). Ma episodi come questi in un paese senza memoria, quale è l’Italia di oggi, lasciano, a lungo andare, il tempo che trovano. Eventi di tale rilevanza si ricordano, certo, ma è un puro atto di memoria: nessuno si è più chiesto il perché (“warum”, scritto in uno striscione a Duisburg dopo la strage) dell’accaduto, tantomeno il perché del silenzio mediatico che ne è seguito.
Fare luce su certe questioni e riportarle all’attenzione politica e sociale che meritano sono i compiti di cui si è fatto carico Nicola Gratteri, magistrato tra i più esposti alla lotta contro la ‘ndrangheta. Non che nessuno prima non avesse pubblicato libri, inchieste giornalistiche o altri lavori molto importanti sulla ‘ndrangheta, ma il problema è che questi sono sempre stati interesse di una ristretta cerchia di appassionati lettori e sono stati letti senza trarne le giuste conclusioni, senza voler prendere realmente coscienza di cosa sia questo fenomeno criminale, convinti che il problema non sia di interesse generale.
Questo si presenta, quindi, soprattutto come uno strumento di denuncia, ma non solo: raccontato nel rispetto di fonti storiche e documentazioni di atti giudiziari si fa una breve storia dell’origine di questo fenomeno e dei suoi primi passi, della sua affermazione passata e presente. Non intende certo essere esaustivo, ma dare le coordinate e fornire una minima bibliografia (tra le note) per chi fosse intenzionato ad approfondire le sue ricerche sull’argomento.
Nicola Gratteri non è nuovo al tema della ‘ndrangheta, la combatte da vent’anni: perché, quindi, scrivere questo libro proprio adesso? A riprova di quanto detto prima, questo lavoro è una denuncia del fatto che, oggi più che nel passato, lo Stato sta allentando la morsa nella lotta alle mafie. Ma a dirlo stavolta non è un Di Pietro o un De Magistris qualunque, datisi alla politica e quindi etichettati di faziosità, ma un magistrato che da venti anni lavora con umiltà nell’anonimato più sordo dei media nazionali senza essere parte di nessuna corrente all’interno della Magistratura Italiana (Magistratura Democratica o altro che sia…). Le critiche puntuali e tecniche che Nicola Gratteri fa al disegno di legge sulle Intercettazioni devono farci riflettere sull’operato della nostra classe politica, se intende lavorare per il bene nostro o delle mafie.
Questo lavoro vuole quindi accendere un faro per renderci liberi dall’ignoranza di questo fenomeno che si nutre di omertà ed indifferenza. Rappresenta un tentativo di presa di coscienza di fronte al quale siamo tutti responsabili: possiamo ignorare tutto questo per paura o unirci tutti con coraggio, dipende da noi e da quanto siamo disposti a spenderci. Questo è il messaggio che ho tratto dal libro del quale spero di aver fornito una modesta recensione. Vi rimando alla sua lettura.
Freedom Pentimalli
PS: qui vi allego l’ultima intervista relativa al libro da parte di un signore giornalista:
http://www.youtube.com/watch?v=9HdureszhAM
http://www.youtube.com/watch?v=JYcGnh85-bY&feature=related

0 commenti:
Posta un commento